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Identikit dell'Artemisia absinthium (assenzio) PDF Stampa E-mail
Scritto da Valeria   
mercoledý 29 febbraio 2012
L’Artemisia absinthium è una smart drugs conosciuta anche con il nome di artemisia maggiore, artemisia romana, erba branca.
Proviene dall’Europa (cresce spontanea particolarmente in Italia) e i suoi principi attivi si trovano soprattutto nelle foglie, negli steli e nelle sommità fiorite della pianta.
Dai dati raccolti intorno al IX secolo risulta che il liquore assenzio, così come veniva preparato a partire dall’Artemisia absinthium proprio in quel periodo, contenesse circa 260 mg/l del principio attivo tujone (quantitativo molto alto).
L’absintina, altro principio attivo contenuto in tale sostanza, è responsabile del sapore estremamente amaro della pianta...
 
 
 
 
 
Uso storico
Le proprietà officinali dell’Artemisia absinthium erano conosciute ed utilizzate fin dall’antichità: sembra infatti che la pianta venga addirittura citata in un papiro egiziano del 1600 a.C. Plinio e Plutarco, dal canto loro, nel 150 a.C. riferiscono come l’assenzio venisse utilizzato in qualità di insetticida per i campi. 
Le foglie ed i fiori dell’Artemisia absinthium sono soprattutto conosciuti in qualità di ingredienti utilizzati per la preparazione di un liquore particolare, conosciuto, appunto, con il nome di assenzio. Storicamente, l’inventore del liquore fu un medico francese, Pierre Ordinaire, che nel 1792, dopo essere fuggito dalla Rivoluzione Francese, si stabilì a Couvet, in Svizzera. Come molti medici di campagna, egli preparava da solo i rimedi contro le più comuni malattie utilizzando erbe officinali. In Svizzera trovò l’assenzio maggiore (Artemisia absinthium) e conoscendo l’uso di tale pianta nei tempi antichi, iniziò a sperimentarlo. Il Dr. Ordinaire distillò un forte liquore (circa 60° di volume alcolico) contenente oltre all’assenzio anche anice, issopo, dittamo, acoro, melissa (un tipo di menta) e svariate quantità di altre erbe comuni. Il suo assenzio divenne estremamente famoso come toccasana a Couvet e fu denominato già da allora la Fée Verte (La Fata Verde). Nel XIX secolo molte distillerie comparvero in Francia e in Svizzera producendo marchi diversi di assenzio e tale liquore divenne poi noto per la popolarità che ebbe in Francia tra gli scrittori ed artisti parigini alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX. 
L’assenzio fu l’ispirazione del modo di vivere bohèmien ed era la bevanda preferita di artisti famosi come ad esempio Van Gogh e Toulouse Lautrec. Il successo dell’assenzio in Europa fu clamoroso, ma altrettanto rapido fu poi il suo declino: scomparve da tutti i mercati d’Europa e d’oltre oceano in poco più di un decennio. Le ragioni di ciò furono essenzialmente tre: innanzitutto il forte movimento che si batteva contro l’alcolismo che attraversò tutta l’Europa nei primi anni del ´900; poi gli studi scientifici che individuarono il tujone quale neurotossina in grado di provocare convulsioni e morte negli animali di laboratorio; infine la pressione esercitata dai produttori di vino francesi che temevano la crescente popolarità dell’assenzio.
L’absinthe ha solitamente un colore verde pallido (di qui il nome Fata verde) ed un sapore simile a un liquore a base di anice, ma con un aroma più aspro dovuto alle molte erbe usate, ed un retrogusto leggermente amaro. Il contenuto alcolico della bevanda è estremamente elevato (tra il 45 ed il 90%). 
 
Legislazione
In Italia la monarchia vietò l’assenzio dopo un referendum nel 1931, ma il decreto legislativo del 25 gennaio 1992 n. 107 a dispetto di un articolo di legge mai abrogato, sembra tuttavia consentirne la vendita per soddisfare la libera circolazione delle merci in ambito dell’Unione Europea. Negli Stati Uniti, invece, non è ammesso l’utilizzo del tujone in qualità di sostanza aromatizzante.  
 
Tossicità 
Nonostante sia presente in quantità minori rispetto al b-tujone, il principale responsabile degli effetti psicoattivi e tossici dell’assenzio è considerato l’a-tujone. La neurotossicità è stata associata alla sua capacità di bloccare a livello cerebrale i recettori dell’acido γ-aminobutirrico (GABA) e la riduzione dell’attività gabaergica prodotta dall’a-tujone contenuto nell’assenzio sembra favorire l’insorgenza di scariche elettriche neuronali anomale, responsabili delle manifestazioni cliniche di tipo comiziale.
 
Sintomi avversi
I sintomi associati ad intossicazione acuta sono rappresentati da convulsioni (scariche neuronali corticali), ipotensione da vasodilatazione generalizzata, diminuzione del ritmo cardiaco e difficoltà respiratorie. In passato (XIX e del XX secolo) si riteneva che l’abuso cronico di absinthe (il liquore a base di assenzio) fosse responsabile dell’insorgenza di absintismo, sindrome caratterizzata da un'iniziale sensazione di benessere cui facevano seguito la percezione di allucinazioni ed un profondo stato depressivo. All’uso prolungato di assenzio venivano inoltre attribuiti l’insorgenza di convulsioni, cecità, allucinazioni e deterioramento mentale. Caratteristico è il caso di Vincent Van Gogh che negli ultimi anni della sua vita ha patito allucinazioni che si riteneva fossero conseguenti alla malattia di tipo psicotico da cui era affetto. In realtà sembra che l’artista fosse un forte bevitore di absinthe e che avesse sviluppato la sindrome dell’absintismo.
Recentemente è stato evidenziato che gli effetti tossici che si manifestano in seguito ad assunzione cronica non sono correlabili al solo contenuto di tujone nel liquore preparato secondo la ricetta tradizionale. Gli “effetti non desiderati” imputati nel tempo al tujone potrebbero in realtà derivare dall’abuso cronico di alcol contenuto nel liquore e dalla miscela di alcune erbe tossiche. Il tujone è potenzialmente neurotossico e, somministrato all’animale da esperimento, causa l’insorgenza di convulsioni. In letteratura è riportato un caso clinico riferito ad un paziente ospedalizzato a causa di episodi convulsivi associati a rabdomiolisi, insufficienza renale e scompenso cardiaco congestizio, insorti a seguito dell’assunzione erronea di 10 ml di olio essenziale di assenzio. La sintomatologia è regredita insieme ad una normalizzazione dei parametri di laboratorio dopo 17 giorni di degenza.
 
 

 


Ultimo aggiornamento ( mercoledý 29 febbraio 2012 )
 
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