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La Clementoni Cup

Per il secondo anno lo stand e gli operatori del progetto di prevenzione “Stammibene” hanno avuto l’opportunità di partecipare ad un evento sportivo molto importante per le nuove generazioni del calcio marchigiano: la Clementoni Cup. 

 

L’organizzazione, che vede tra i suoi sostenitori il club Atletico Maceratese e la PGS Robur, ha coinvolto 16 squadre provenienti da tutto il territorio marchigiano, che si sono sfidate in campo per un’intera giornata all’insegna di sport e divertimento. 

Nelle due postazioni allestite dagli operatori di GLATAD e PARS sono stati accolti i giovanissimi atleti, dai 6 ai 10 anni, per giocare e riflettere su tematiche importanti per la loro crescita: l’utilizzo dei videogiochi e il gioco di squadra, con un particolare accento su un tema molto sentito già a questa tenera età, l’inclusione

Il gioco viene riconosciuto come uno dei più validi strumenti per fare esperienze educative e formative rilevanti. Attraverso questa modalità possiamo rendere evidenti concetti complessi come le relazioni, le emozioni, la collaborazione attraverso una rappresentazione metaforica e visibile di ciò di cui si vuol parlare. Lo sport stesso si configura come una palestra tanto per il fisico quanto per una crescita sana: attraverso l’esercizio del gioco di squadra si impara a stare in una prospettiva di riconoscimento reciproco, di attenzione verso l’altro, collaborazione, ma si fanno anche esperienze di conflitto, di esclusione e di sfiducia. Le esperienze e i vissuti negativi possono costituire dei fattori di rischio per la crescita, minando l’autostima, la sicurezza e il benessere psicofisico, andando poi ad incentivare le condotte di evitamento, abuso e ritiro di cui sentiamo parlare con una frequenza sempre maggiore in relazione ai più giovani.

 

Parlare di videogiochi come divertimento e stimolo, piuttosto che come universo di fuga dal reale, e sperimentare l’efficacia di collaborare, tenendo conto delle risorse che ognuno può offrire, sono stati gli spunti che ci hanno guidato nel progettare i brevi incontri tenuti con le squadre iscritte al Torneo. 

I piccoli giocatori sono riusciti ad esprimere i propri vissuti e le emozioni che trattenevano in campo , consentendosi- in quel contesto protetto- di affrontare le loro sofferenze e fragilità con i compagni di squadra, ricevendo in cambio comprensione ed incoraggiamenti.

 

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